Audit nell’Ostetricia a livello internazionale

Kongnyuy EJ, Uthman OA (2009) “Use of criterion-based clinical audit to improve the quality of obstetric care: a systematic review” Acta Obstetrica et Gynecologica 88 (8):873-881

Pirkle CM, Dumont A, Zunzunegui MV (2011) “Criterion-based clinical audit to assess quality of obstetrical care in low- and middle-income countries: a systematic review.” Int J Qual Health Care 23(4):456-63.

Due revisioni sistematiche sull’audit clinico in ostetricia, pubblicate a distanza di meno di due anni, con titoli quasi identici. Il fatto puo’ essere forse meno sorprendente se si tiene conto che l’OMS promuove da molti anni le attivita’di revisione ed audit in ambito ostetrico come approccio nuovo per rendere gravidanza e parto piu’ sicuri. Una tappa importante in questo senso era costituita dalla pubblicazione “Beyond the numbers -Reviewing maternal deaths and complications to make pregnancy safer” (2004), cui entrambi i lavori fanno riferimento. Il volume e’scaricabile gratuitamente al seguente indirizzo: http://www.who.int/making_pregnancy_safer/documents/9241591838/en/index.html
Kongnyuy e Uthman lavorano in Gran Bretagna ed hanno trovato 19 lavori (1 RCT e 18 “before-after”) che riportano l’efficacia dell’audit clinico (qui chiamato “basato su criteri” per distinguerlo da altri strumenti come il “significant event audit”). In tutti gli audit in cui la restituzione dei dati prevedeva incontri di formazione, per almeno un criterio si poteva riscontrare un miglioramento significativo. Gli autori elencano gli ambiti per i quali avrebbero trovato evidenze di efficacia o non (p.es. “no per profilassi streptococco gruppo B”, “si per lacerazioni di terzo grado”), ma trattandosi spesso di singole esperienze, questi risultati possono essere facilmente smentiti. Il dato aggregato indica che audit e feedback hanno un effetto sulla adesione al comportamento professional corretto che va dal -16% al +70%. L’unico RCT citato (Lomas, JAMA 1991) indica che un intervento formativo coinvolgendo un “opinion leader” sembra avere piu’ impatto sul tasso di parti cesarei che un audit clinico. Sembra un po’ fuori luogo l’osservazione degli autori che nessuno degli audit esaminati indagasse la percezione delle madri: lo studio della prospettiva soggettiva dei pazienti non e’ mai stato scopo dell’audit clinico. Esistono altri metodi di indagine piu’ coerenti con tale finalità.
L’altro gruppo di autori e’ di provenienza mista, fra Montreal e Dakar. La loro revisione sistematica prende in considerazione solo audit svolti in paesi con “bassi o medi redditi”. In primo luogo e’ interessante che l’audit clinico viene praticato in Jamaica, Ghana, Cina, Uganda, Senegal, Malawi ecc. Questo lavoro, a differenza del primo, si concentra piu’ sugli aspetti di metodo che non sui risultati (che pure vengono riportati) e si pone l’obiettivo di valutare se l’Audit Clinico e’ uno strumento fattibile, valido e affidabile per la valutazione della qualita’in Ostetricia. Gli autori stilano un elenco di raccomandazioni per migliorare la qualita’ metodologica degli audit, che puo’ essere prezioso anche in paesi industrializzati: fare un test pilota, addestrare gli auditor, prestare attenzione a cartelle mancanti e dati mancanti, includere possibilmente anche criteri di outcome (non solo di processo).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...