Requisiti per audit nazionali, sull’International Journal Quality in Healthcare

Dixon N. Proposed standards for the design and conduct of a national clinical audit or quality improvement study. Int J Qual Health Care. 2013 May 21

In numeri precedenti della newsletter si è spesso fatto riferimento ai cosiddetti “Audit Nazionali” (NCA), abbastanza frequenti in Gran Bretagna: nel 2012 erano ben 70, di cui 29 obbligatori. Abbiamo riportato anche i dubbi sull’utilità e sull’impatto reale di questi audit (Newsletter 2,3,13). E’ in corso di pubblicazione ora un lavoro fondante di Nancy Dixon sui requisiti strutturali, metodologici e di risultato che queste pratiche dovrebbero soddisfare, con un totale di 30 aspetti da prendere in considerazione.
Nancy Dixon è autrice del manuale “Come condurre un Audit Clinico a beneficio dei pazienti” (2012) e sarà relatrice al prossimo workshop italiano sull’audit clinico; lavora come docente e consulente in materia di miglioramento della qualità e audit clinico in Gran Bretagna e in altri paesi, ha condotto attività didattica anche in Italia.
Il lavoro di Dixon è frutto di una rigorosa analisi delle evidenze scientifiche disponibili, partendo dalle basi etiche: “il tema di un audit nazionale deve implicare una giustificazione per il suo svolgimento, partendo dal principio etico di migliorare la qualità delle cure che ricevono i pazienti”. Una attenta disamina di questo aspetto bloccherebbe sul nascere una parte degli studi conoscitivi o osservazionali, promossi da enti, associazioni, società e istituzioni varie, che non hanno come finalità il reale miglioramento delle cure e che vengono chiamati “audit” solo per la gradevolezza del termine; secondo Dixon è da fornire anche l’evidenza che l’attuale livello di qualità non sia in linea con le best practice o che ci sia una variabilità importante fra strutture diverse.
Per quanto concerne gli aspetti di metodo: “il numero dei casi nella popolazione o nel campione non dovrebbe comportare, nelle strutture partecipanti, un carico di lavoro inutile per la raccolta dei dati.” Le misure (o gli indicatori) usati nell’audit dovrebbero esssere testati ed avere dimostrato di produrre informazioni valide ed affidabili sulla qualità delle cure. La restituzione dei dati dovrebbe essere tempestiva ed aiutare le strutture partecipanti ad individuare le aree di miglioramento.
Le conclusioni dell’articolo esplicitano in maniera diplomatica e in forma dubitativa un pensiero che molti addetti alle raccolte dati locali avranno avuto: “la qualità dei processi di misurazione e di restituzione dei dati alle strutture sulla loro performance lascia poco chiaro quale sia la potenziale efficacia dei progetti nazionali che intendono misurare e migliorare la qualità delle cure.”
Il lavoro di Dixon prende in considerazione non solo i NCA di stampo britannico, ma anche “national outome studies, national performance indicator monitoring, national or international quality indicators measurement, national quality improvement studies and registries.” In questo senso, anche alcune iniziative italiane potrebbero confrontarsi con il rigoroso catalogo di requisiti, stilato da Dixon.

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