Un audit svolto con questionari (con un esercizio didattico a cura di Mary Pearce)

Gerry EM. Privacy and dignity in a hospice environment-the development of a clinical audit. Int J Palliat Nurs. 2011 Feb;17(2):92-8.

Edwina M Gerry è facilitatrice di Audit Clinico al St.Gemma’s Hospice a Leeds. La particolarità di questo audit è quella dello strumento utilizzato: un questionario, mentre l’approccio “ortodosso” sarebbe quello dell’esame della documentazione clinica. Anche in questo caso ci siamo avvalsi dell’aiuto di Mary Pearce per dirimere i dubbi in proposito.
Privacy e dignità erano emersi come temi prioritari in un Report del Royal College of Nurses nel 2008 (Currie & Watterson). I criteri per l’audit erano stati derivati dal documento “Essential standards of Quality and Safety” (Care Quality Commission 2010). Il team dell’audit ha sviluppato questionario da somministrare a pazienti, medici, infermieri ed altro personale contenenti item rispetto ai quali erano possibili le risposte “sempre/qualche volta/mai”. Hanno risposto il 91% dei pazienti ed il 78% dei dipendenti, rispettivamente 30 e 102. Le (poche) criticità emerse riguardavano le possibilità di lavarsi le mani prima dei pasti, il controllo dell’afflusso di visitatori, le interruzioni subite dallo staff durante il contatto con i pazienti e alcuni aspetti di privacy nei contatti con il personale sanitario. Al momento della pubblicazione era stato formulato e condiviso un piano delle azioni di miglioramento.

Ponendosi il dubbio se l’uso di questionari non esuli dall’ambito dell’audit clinico, Mary Pearce, esperta metodologa di HQQ, ha sottoposto il lavoro di Gerry alla solita griglia di domande, già conosciute dalle newsletter 7,8 e 15.
(i) Lo scopo del lavoro e’ incentrato sulla qualita’ o la sicurezza delle cure ?
Si, il lavoro era statto fatto per avere evidenze sui livelli di privacy e dignità offerti ai pazienti. Gli obiettivi erano quelli di determinare se i pazienti ricevano cure e communicazioni che rispettavano il loro spazio personale, il pudore, il rispetto di se stessi e la riservatezza.
(ii) Il lavoro e’ stato svolto per confermare una buona pratica corrente o migliorarla se necessario ?
Si, il team voleva conoscere i livelli di privacy e dignità offerti ai pazienti.
(iii) Sono definiti criteri, indicatori e standard o linee guida, cui ci si riferisce ?
Con la guida della letteratura, e la necessità di dimostrare la conformità con gli standard della CQC sono stati sviluppati criteri per l’audit.
(iv) Criteri, indicatori e standard vengono confrontati con la pratica corrente ?
Si, il questionario comprendeva domande per accertare la conformità con gli standard.
(v) E’ chiaro che il gruppo voleva migliorare la pratica corrente se necessario ?
Si, è stato formulato un piano delle azioni sulla base dei risultati dell’audit con 8 azioni. C’era l’intenzione di rivedere il piano delle azioni ogni 3 mesi, con la richiesta di re-auditare le aree di criticità dopo 12 mesi.
(vi) E’ quindi un audit clinico ?
Sino a qui si, ma manca l’evidenza del miglioramento. E’ un report su un audit fino al punto delle raccomandazioni. Comunque, c’è l’intenzione di rivedere il piano delle azioni ogni 3 mesi.

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