Shaw C.D. Aspects of Audit. (1980)

Shaw C.D. Aspects of Audit. BMJ 1980.
– 1. The Background, pagg. 1256-1258
– 2. Audit in British hospitals, pagg. 1314-1316
– 3. Audit in British general practice, pagg. 1361-1363
– 4. Acceptability of audit, pagg. 1443-1446
– 5. Looking forward to audit, pagg. 1509-1511

Molti lettori della newsletter conosceranno Charles Shaw. Anche in Italia egli ha tenuto numerosi corsi e presentazioni sui temi della qualità in sanità. Chi voglia leggere una sua divertente autobiografia, lo può fare su LinkedIn: http://www.linkedin.com/pub/charles-shaw/42/710/aba
Shaw non ha creato l’audit clinico, come qualche volta viene erroneamente affermato, ma ha avuto indubbiamente un importante ruolo nell’introduzione della metodologia in Europa, segnatamente in Gran Bretagna. Perciò proponiamo la lettura di questi 5 brevi articoli, per un totale di meno di 15 pagine, uscite sul BMJ fra Maggio e Giugno del 1980.
Il primo di questi scritti risente del clima tipico di quando si affaccia questa metodologia nuova in un sistema sanitario nuovo: incertezze sulla terminologia, dubbi sulla trasferibilità di un metodo che proviene dagli Stati Uniti, diffidenze legate al significato anglosassone del termine “audit” (revisione, ispezione), tentativi di inquadrarlo (audit interno/esterno, struttura/processo/esito), dubbi se si tratta di formazione o di valutazione. Nel secondo e terzo articolo Shaw elenca una serie di pubblicazioni che trattano di valutazioni quantitative di pratica professionale, molte delle quali oggi non chiameremmo più “audit”. Nel quarto scritto Shaw propone il ciclo dell’audit clinico in 3 fasi “definire standard, valutare la pratica professionale, modificare la pratica in base alla valutazione”, ma esplicita anche tutti i timori della classe medica britannica: l’audit non dovrebbe essere imposto centralmente, non dovrebbe estendere gli standard di realtà locali a livelli più ampi, non dovrebbe essere obbligatorio.
Nell’ultimo articolo Shaw elenca alcuni requisiti che avrebbero favorito l’espansione della metodologia:
“obiettivo: dovrebbe essere di formazione e dimostrare che è rilevante per la qualità delle cure,
valutazione: dovrebbe essere fatta da pari e la partecipazione dovrebbe essere volontaria,
standard: dovrebbero essere definiti localmente dai clinici partecipanti,
metodo: non minaccioso, interessante, oggettivo e ripetibile,
risorse: l’audit dovrebbe costare poco, essere semplice e causare minimi disturbi al lavoro clinico,
cartelle: sono essenziali sistemi adeguati di documentazione clinica e della sua ricerca.”
Egli opta, infine, per la metodologia del “criterion audit”, vale a dire la valutazione su criteri, non su benchmark altrui, e rileva che in Australia, USA e Canada la diffusione dell’audit clinico era legata anche ai sistemi di accreditamento.
Shaw tornerà sull’audit clinico in molte pubblicazioni successive e noi ne leggeremo qualcuna in questa rubrica.

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