Dalla Scozia uno studio qualitativo sull’audit clinico

Bowie P, Bradley NA, Rushmer R. Clinical audit and quality improvement – time for a rethink? J Eval Clin Pract. 2012 Feb;18(1):42-8. doi : 10.1111/j.1365-2753.2010.01523.x.

Siamo venuti a conoscenza di questo lavoro con molto ritardo. Vale la pena, però, soffermarsi brevemente su di esso. La rivista “Journal of Evaluation in Clinical Practice”, diretto da Andrew Miles (Impact Factor 1.508), è conosciuta per il proprio rigore metodologico ed ha pubblicato in passato importanti articoli sull’audit clinico (fra cui: Miles A., Bentley P., Polychronis A., Price N., Grey J. Clinical audit in the National Health Service: fact or fiction? Journal of Evaluation in Clinical Practice 1996;1:29-35). Paul Bowie occupa una posizione importante nell’istituzione scozzese “NHS Education”: è direttore del programma “Patient Safety & Quality Improvement”. Il lavoro qui presentato è risultato di 21 interviste semi-strutturate a referenti per l’audit clinico del NHS scozzese. Citiamo: “la pressione di lavoro e la mancanza di tempo protetto sono stati citati come barriere per l’audit, ma questi nascondono altre ragioni per non-impegno. Diverse professioni vivono opportunità differenti per partecipare. I medici hanno più opportunità e possono dominare o vanificare il processo. L’audit è percepito come un compito aggiuntivo in termini di tempo e un esercizio gestionale guidato senza ricompense professionali associati. Mancata gestione per sostenere i cambiamenti alimenta la bassa motivazione e la disillusione. L’audit è considerato come uno strumento ‘politico’ soffocato da differenze inter-professionali e vincoli contestuali.” Questo, quindi, è il vissuto di 21 colleghi scozzesi. E’ difficile comprendere come da questo materiale si possa arrivare a conclusioni della seguente portata: “i risultati rieccheggiano studi precedenti. Abbiamo trovato prove limitate che l’audit, come attualmente è definito e utilizzato, viene incontro alle aspirazioni dei politici. Il focus di qualità e sicurezza si sta spostando verso metodi di miglioramento, basati su sistemi ‘alternativi’, ma la ricerca per suggerire che questi saranno più incisivi è carente. Inoltre, barriere professionali, didattiche e organizzative devono ancora essere superate. Un dibattito sul modo migliore per superare i limiti di audit e sul suo posto accanto ad altri approcci al miglioramento è necessario.” La bibliografia non comprende i lavori della Cochrane Collaboration, di Hysong o van Leersum, e nemmeno gli studi di Oevretveit. Dispiace che una rivista prestigiosa ed un co-autore come Paul Bowie ritengono che da un lavoro così debole si possano trarre conclusioni talmente ampie e generalizzate.

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