Indicatori di qualità e la pubblicazione dei risultati: uno studio europeo in un altro settore può insegnarci qualcosa?

Rodrigues R, Trigg L, Schmidt AE, Leichsenring K. The public gets what the public wants: experiences of public reporting in long-term care in Europe. Health Policy. maggio 2014;116(1):84–94.

Facciamo finta per un momento che il settore socio-sanitario (long term care, home care) appartenga ad una galassia diversa dai servizi sanitari, in particolare quelli ospedalieri. Leggiamo con occhio neutro e con mente libera da pregiudizi e da esperienze personali i risultati di questo studio, pubblicato su Health Policy nel 2014, finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito del Programma FP7, e condotto dall’European Centre for Social Welfare Policy and Research (Vienna) insieme alla London School of Economics.

Gli autori analizzano i sistemi di public reporting in 7 paesi europei: Austria, Finlandia, Germania, Olanda, Regno Unito, Spagna e Svezia. Come public reporting essi definiscono “qualsiasi iniziativa che raccolga sistematicamente e regolarmente informazioni sugli indicatori di qualità, intra- o inter-provider, e li metta a disposizioni degli utenti, dei familiari, dei committenti, di altri stakeholder o del pubblico in genere.” Quattro paesi hanno istituito sistemi che coprono la totalità dei provider di servizi socio-sanitari, in UK e Olanda sono gestiti dagli organismi regolatori, in Germania da un’agenzia indipendente ed in Svezia in modo misto.

Gli strumenti per la raccolta dati sono sostanzialmente tre: visite ispettive, autovalutazioni delle strutture ed indagini presso utenti, familiari o dipendenti. Comunque, i dati pubblicati vanno sempre oltre i semplici indicatori di struttura ed includono anche variabili di processo e/o di esito. La presentazione dei risultati varia da un’attribuzione di “stelle” (da 1 a 5 come per gli alberghi), all’uso di colori (verde, grigio, rosso) fino a score numerici, in genere essi vengono pubblicati su Internet, in Germania vengono anche esposti nelle strutture stesse.

Awareness: per essere utili alle scelte i dati devono giungere alla consapevolezza dei loro fruitori. Sappiamo da un’indagine britannica che i committenti/pagatori istituzionali conoscono i dati nel 95% dei casi, i familiari nel 45% e gli utenti stessi nel 7%.

Validità: sono praticamente assenti, ovunque, metodi per accertare la affidabilità fra diversi valutatori (inter-rater reliability), altrettanto vale per il risk adjustment e per meccanismi che evitino comportamenti opportunistici da parte delle strutture. Germania e Olanda sono coinvolti in diatribe sulla fondatezza “evidence-based” dei loro indicatori.

Utilità pratica: le scelte degli utenti in ambito socio-sanitario avvengono spesso in situazioni di stress, coinvolgendo persone fragili e con capacità cognitive limitate; perciò non sorprende che le decisioni vengono spesso prese sulla base di “consigli di parenti e conoscenti, dei servizi sociali, di visite personali, dialoghi con il personale e feedback da altri utenti e loro parenti” e non in base ai dati pubblicati.

Miglioramento: più che sui comportamenti dei cittadini, la pubblicazione dei dati sembra avere un impatto sui processi di miglioramento all’interno strutture stesse. La scelta presa dall’alto di quali dati pubblicare stimola iniziative di miglioramento nelle strutture che altrimenti non sarebbero state nelle priorità delle organizzazioni.

In conclusione, gli autori ritengono che la scelta di una struttura socio-sanitaria avvenga in genere all’interno di un “mercato locale” ed in circostanze non comparabili ad altre decisioni. Molto deve essere ancora fatto per migliorare la qualità metodologico-statistica degli indicatori ed ancora di più per coinvolgere i cittadini nella scelta degli indicatori e nella presentazione comprensibile dei risultati.

Lasciamo ai lettori la riflessione quante di queste conclusioni siano trasferibili nell’ambito sanitario, semmai consultando una delle ultime revisioni sistematiche:
Fung CH, Lim Y-W, Mattke S, Damberg C, Shekelle PG. Systematic review: the evidence that publishing patient care performance data improves quality of care. Ann Intern Med. 15 gennaio 2008;148(2):111–23. Il riassunto esteso (formato DARE) di questa revisione è disponibile qua: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmedhealth/PMH0026297/

 

 

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