Misurare la Sicurezza delle Cure – un Workshop a Ferrara

Si è tenuto il 31 Marzo a Ferrara un workshop sugli Indicatori di Safety: “Misurare la sicurezza delle cure” (vd. qua il razionale ed il programma del convegno), organizzato dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, dalla Regione Emilia-Romagna e patrocinato da Agenas. La grande partecipazione (più di 200 iscritti) testimonia l’interesse per l’argomento.

Maria Luisa Moro e Anselmo Campagna della Regione Emilia-Romagna hanno presieduto la sessione plenaria, Barbara Labella (Agenas) ed Ottavio Nicastro (Agenzia Sanitaria E-R) hanno illustrato gli approcci ed i prossimi passi nella raccolta ed elaborazione dei dati in tema di Patient Safety, puntando entrambi sulla strategia del record linkage.

Come avevamo scritto nell’ annuncio del 1.3.2017, indicatori su tematiche come queste pongono degli interrogativi metodologici particolari, legati alla bassa numerosità dei casi al numeratore, ai larghi intervalli di confidenza, alla qualità della codifica e del dato in genere. Se vengono usati su larga scala, per esempio confrontando interi paesi fra di loro, la numerosità può risultare sufficiente; man mano che passiamo al confronto fra regioni o persino fra singole strutture, questi problemi peseranno sempre più fino al punto da dare “immagini troppo sfocate” che diventano poco utilizzabili nella pratica.

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Monitoraggio, prevenzione e gestione del rischio nella legge di stabilità: sono possibili degli equivoci

I commi 538,539 e 540 della legge di stabilità 2016 si occupano di sistemi e strumenti per la sicurezza dei pazienti. Li riportiamo qua di seguito:

  1. La realizzazione delle attivita’ di prevenzione e gestione del rischio sanitario rappresenta un interesse primario del Sistema sanitario nazionale  perche’   consente   maggiore   appropriatezza nell’utilizzo delle risorse disponibili e garantisce la tutela del paziente.
  1. Per la realizzazione dell’obiettivo di cui al comma 538, ai fini di cui all’articolo 3-bis del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano dispongono che tutte le strutture pubbliche e private che erogano prestazioni sanitarie attivino un’adeguata funzione di monitoraggio, prevenzione e gestione del rischio sanitario (risk management), per l’esercizio dei seguenti compiti:    a) attivazione dei percorsi di audit o altre   metodologie finalizzati allo studio dei processi interni e delle criticita’ piu’ frequenti, con segnalazione anonima del quasi-errore e analisi delle possibili attivita’ finalizzate alla messa in sicurezza dei percorsi sanitari. Ai verbali e agli atti conseguenti all’attivita’ di gestione aziendale del rischio clinico, svolta in occasione del verificarsi di un evento avverso, si applica l’articolo 220 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271;    b) rilevazione del rischio di inappropriatezza nei percorsi diagnostici e terapeutici e facilitazione dell’emersione di eventuali attivita’ di medicina difensiva attiva e passiva;    c) predisposizione e attuazione di attivita’ di sensibilizzazione e formazione continua del personale finalizzata alla prevenzione del rischio sanitario;    d) assistenza tecnica verso gli uffici legali della struttura sanitaria nel caso di contenzioso e nelle attivita’ di stipulazione di   coperture   assicurative   o   di   gestione   di   coperture auto-assicurative.
  1. L’attivita’ di gestione del rischio sanitario e’ coordinata da personale   medico   dotato   delle   specializzazioni   in   igiene, epidemiologia e sanita’ pubblica o equipollenti ovvero con comprovata esperienza almeno triennale nel settore.

Il testo della legge si trova qua: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/12/30/15G00222/sg
Un commento autorevole da parte di Riccardo Tartaglia si trova qua: http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=35234

Il testo non re-itera l’uso inappropriato del termine “audit clinico”, ma si limita a quello di “audit”, come potrebbe essere un “Significant Event Audit”.
Però, per dirimere tutti i dubbi terminologici, cogliamo l’occasione di mettere a disposizione anche qua due pubblicazioni fondamentali in materia:
il fascicolo del Ministero della Salute sull’Audit Clinico (2011)
l’e-book della Siquas sull’Audit Clinico, basato sulla revisione della letteratura scientifica (2014)

Per quanto riguarda l’uso improprio di termini internazionali, molti dubbi sorgono anche sul punto b dell’articolo 539 che reca “rilevazione del rischio di inappropriatezza nei percorsi diagnostici e terapeutici e facilitazione dell’emersione di eventuali attività di medicina difensiva attiva e passiva”. Non è chiaro se per percorsi il legislatore intenda le serie di esperienze concrete accadute a singoli pazienti o i programmi di assistenza sistematici, strutturati e formalizzati dalle strutture sanitarie (i cosiddetti PDTA). Vogliamo sperare che nessuno pensi che i PDTA possano esssere potenziali fonti di inappropriatezza, quando invece costituiscono un potente strumento per promuovere la appropriatezza.

Non è esplicitato il motivo di esclusività per gli specializzati in igiene, epidemiologia e sanita’ pubblica o equipollenti.

Sono usciti i risultati del PNE sul 2014

Anche quest’anno, in autunno inoltrato, Agenas pubblica i risultati del Programma Nazionale Esiti: http://95.110.213.190/PNEed15/index.php

Consigliamo fortemente di usare questo link e non dei segnalibri salvati sul Vostro PC, perchè i vecchi link portano inevitabilmente alla edizione dell’anno scorso. Chiunque può accedere ai risultati, dopo essersi registrato.

Chi desidera solo avere uno sguardo sommario, trova un ottimo riassunto su “Quotidiano Sanità”: http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=33396

Un’ intervista alla direttrice del PNE, Marina Davoli, si trova qua: http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?approfondimento_id=6914

L’invito a non stilare classifiche fa ormai parte del rito di tutti gli anni, altrettanto l’abitudine di disattendere l’invito, per ora possiamo segnalare l’articolo di L. Vazza su “Sanità 24” del 17.11., ma nei prossimi giorni sicuramente altri seguiranno.

Nelle prossime settimane analizzeremo in dettaglio le novità metodologiche del PNE 2015 (riferito ai dati 2014), chi non l’avesse fatto, può sfogliare alcuni contributi, relativi al PNE, pubblicati in passato su questo blog: http://wp.me/p5Zhtg-4h , http://wp.me/p5Zhtg-3u

 

 

 

Eventi e corsi di formazione in Italia – Autunno 2015

Segnaliamo, in ordine cronologico, alcuni corsi ed eventi di formazione che ai lettori del blog potrebbero interessare.
Ulteriori suggerimenti sono benvenuti.

– SIS Statistical Conference “Statistics and demography: the legacy of Corrado Gini”, Treviso 9-11 Settembre 2015
http://meetings.sis-statistica.org/index.php/ginilegacy/SIS2015/schedConf/program
Alcune sessioni sono dedicate all’analisi statistica in sanità.

– Master in Biostatistica dell’Università di Bologna, scadenza del bando 15/9/2015
http://www.unibo.it/it/didattica/master/2015-2016/biostatistica
Master rivolto anche a Medici e Biologi

– Corso Progea “Valutare secondo la metodologia Tracer di Joint Commission International”, Milano 24-25 Settembre 2015
http://www.progeaconsulenza.it/tracer-methodology-2015

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Pubblicati i nuovi documenti di Agenas per l’accreditamento: un ulteriore passo verso un modello unico in Italia

Nell’Ottobre del 2014, nel rendiconto sul Workshop di Senigallia, avevamo riferito dell’importanza che il Ministero attribuisce agli strumenti di misurazione e miglioramento della qualità, fra cui l’audit clinico. Rosetta Cardone aveva illustrato il documento di intesa Stato-Regioni del Dicembre 2012 (http://wp.me/p5Zhtg-32)
A questo si è aggiunto nel Febbraio 2015 un documento Stato-Regioni sulla tempistica dell’adeguamento ed in questi ultimi giorni (24 Agosto), Agenas aggiunge un’ulteriore tessera al mosaico: i “manuali” per l’accreditamento. Il termine “manuale” va inteso in senso anglo-sassone, come documento guida che contiene i requisiti che le strutture sanitarie devono possedere per ottenere l’accreditamento (e quindi non come documento che le strutture redigono in previsione della verifica ispettiva). Il modello che viene delineato nel manuale per gli ospedali fa riferimento alle pratiche conosciute a livello internazionale: Danimarca (DDKM), Francia (HAS), Joint Commission International, Australia (ACHS). Come valori fondanti vengono dichiarati:

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Disegno di legge sulla concorrenza: open data in sanità

Il disegno di legge sulla concorrenza, presentato in Febbraio 2015, conteneva nelle prime bozze anche un articolo su “Open data nel settore sanitario”:
– le Regioni dovrebbero assicurare massima trasparenza … di performance delle strutture sanitarie accreditate, anche mediante la pubblicazione sul proprio sito Internet di rapporti periodici che illustrino le attività mediche svolte e il livello di qualità del servizio erogato,
– è istituita una Commissione per l’individuazione di indicatori di performance .. secondo i miglior parametri internazionali..
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PNE e Audit Clinico

Del Programma Nazionale Esiti abbiamo parlato in molti numeri della newsletter (12,16,24,28,29). Riprendiamo qua alcuni passaggi dell’intervento di Marina Davoli, responsabile del programma, al Workshop di Senigallia: le difficoltà, dopo 3 anni di implementazione del “programma” stanno persistendo:
– i dati di partenza sono in buona parte quelli del flusso informativo SDO, quindi dati non immessi con lo scopo di misurazione della qualità e non sempre di buona qualità;
– non di rado si verificano comportamenti opportunistici nella codifica SDO da parte di strutture che si vedono messe in cattiva luce dalla pubblicazione dei dati;
– l’atteggiamento dei media è quello tipico del “blaming and shaming”.

In un’intervista a “Quotidiano Sanità” la stessa responsabile affermava: “i dati del PNE sono segnali di allerta, di supporto alle Regioni e alle aziende per avviare i processi di audit sulla qualità dei dati, clinici e organizzativi, finalizzati al miglioramento dell’efficacia e dell’equità del SSN. Gli audit sono utili e necessari, anche per le strutture che hanno esiti favorevoli, sia perché anche in questi casi possono esserci degli errori sia per individuare esempi di buone pratiche”.

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